Prodotti Tipici
Non c’è bisogno di fare sofisticate indagini di mercato per arrivare alla conclusione che l’agriturismo è, in misura importante, anche turismo enogastronomico: quattro ospiti su cinque desiderano consumare almeno un pasto della giornata preparato dall’agricoltore che li ospita, e naturalmente si aspettano dal connubio ristorante agriturismo di poter assaggiare, non solo (come stabilisce la legge) prodotti agricoli provenienti dall’azienda che li accoglie, e da altre aziende del territorio, ma anche e soprattutto prodotti tipici del luogo, specialità della cucina e dell’artigianato alimentare locale, espressione di "origine" ma anche di "tradizione" (ovvero di origine sia fisica, sia culturale).
Le ricette gastronomiche e le trasformazioni dei prodotti agricoli, si sa, sono una straordinaria testimonianza di inventiva, creatività e gusto del territorio. Ben vengano dunque tutte quelle preparazioni che esaltano la qualità dei prodotti tipici e mettono in primo piano la perizia dei cuochi. Tuttavia, non possiamo dimenticare quanto forte sia, nell’agriturismo, il richiamo alla tradizione, e quindi la necessità di coniugare sempre, anche nell’offerta di assaggi e pasti, il gusto con la storia, i sapori con la cultura territoriale .
E' molto importante richiamare l’attenzione su questo aspetto, evidenziando una volta di più, per gli agriturismo, la funzione di vetrina dei prodotti tipici del territorio e quindi anche di promotori della riscoperta e della valorizzazione di questi prodotti. A cominciare da quelli che, come avviene quando si ottenga il riconoscimento DOP (denominazione d’origine protetta) o IGP (indicazione geografica protetta), non sono genericamente “tipici”, ma rispondono a regole di produzione ben precise e sono quindi custodi ufficiali di tradizione e qualità. E, necessariamente, insieme a loro,... i vini DOCG e DOC.
Ad oggi (settembre 2007) sono 163 i prodotti tipici italiani che si fregiano di questi riconoscimenti, 109 a denominazione d’origine protetta, 54° a indicazione geografica protetta. Ma il patrimonio di specialità che nei secoli l’agricoltura italiana è stata capace di “creare” è ben più ricco, e non è eccessivo ritenere che quelle riconosciute fino oggi siano ancora una minoranza rispetto a quel che potremo certificare e valorizzare, tramite i riconoscimenti DOP e IGP, nei prossimi anni.